DA LEGGERE & REBLOGGARE- Sarà anche la “concorrenza”, ma non me ne frega una beata mazza. Il Mucchio (ex-Mucchio Selvaggio), storica rivista italiana fondata da Max Stefani nel lontano 1977 rischia di chiudere entro il 2012. Ogni info a riguardo la trovate qui: http://www.ilmucchio.it/#countdown. Per quel che mi riguarda, posso dire che perdere Il Mucchio sarebbe perdere parte della storia della critica musicale italiana; quella seria, non quella dei Vincenzo “Magari Mori” Mollica e compagnia (stonata) andante, dei parrucconi fuori da qualsiasi buon senso che ci propinano indistintamente Rai e Mediaset, o dei critici musicali di ripiego (chi ha detto Morgan?). Ma qui non si tratta nemmeno di salvare gli amici degli amici di Mtv (fatemi tacere…) e il puttanaio di Virgin Rock (se io mi presentassi come Andrea Rock o avessi la verve di Giulia Salvi non scriverei neanche sul Corriere dei Piccoli), non si tratta neanche di fare un favore a Elena di Cioccio (già troppi ne ha ricevuti…) che, quando conduceva I Love Rock And Roll mi faceva pentire di non essere nato nero e nel Bronx. Stiamo piuttosto parlando di gente, non faccio nomi perchè non ne hanno bisogno, loro, che non si ascolta Flash Fruit For Rotten Vegetables dei Dead Kennedys per fare i punk, non si sente Metal Box dei Plublic Image Ltd per fare i dark, non si atteggia con Siberia dei Diaframma, non vaneggia su The Queen Is Dead degli Smiths o Pornography dei Cure: li ha proprio recensiti quando sono usciti. Facendoli conoscere e capire a un Paese dove oltre Mina e Celentano pare esserci il nulla cosmico. Dove lo sputazzo in diretta tv della 65enne Patti Smith ancora desta scandalo e Brian Molko che spacca una chitarra a Sanremo fa scomparire 50 di storia del rock in 5 secondi.
L’Italia è un paese culturalmente arretrato, dove il termine Rock può essere usato a sproposito nei dopo-pranzo televisivi per le casalinge di Voghera perché nessuno ne sa nulla, e a cinquant’anni dalla sua comparsa se ne può ancora parlare a vanvera. Anche perchè molti giovani (pacatamente) se lo sbattono al cazzo e/o lo minimizzano. E’ un paese che sta a sentire uno come Dario Salvatori che per rock intende Rock Around The Clock, che è rimasto lì e ci ripete sempre le stesse cose – che diventano più ovvie ogni volta. Per non parlare di gente da ricovero come Paolo Limiti, per cui rock sono ancora i Platters di Only You come se la rivoluzione elettrica di Dylan non sia mai avvenuta. Gente che ignora completamente mezzo secolo di storia, e storia sociale; come se gli Stones, i Clash e i Public Enemy non fossero mai esistiti. Gente che dimostra di essere profondamente ignorante, e si sa. Quello che mi terrorizza sono i milioni di ragazzi in giro per l’Italia, che si bevono le chiacchiere di questi qui senza avere mai una volta il coraggio di cambiare il proprio punto di vista. Purtroppo nessuno fornisce loro l’entusiasmo e gli strumenti per capire l’evoluzione della storia di questo fantomatico Rock: di andare in edicola e spendere 5 (fottutissimi) euro per aumentare il proprio sapere e la propria personalità. Nulla: una ciurmaglia di bimbiminchia convinti che gli Avenged Sevenflod siano quanto di meglio la musica abbia da offrirgli perchè un video glielo passano davanti 46 volte al giorno (o che, peggio, credono di poter scaricare serenamente i Cloud Nothings senza sapere magari chi siano i Dinosaur Jr. o i Fugazi). Potrebbe esserci chiunque al posto loro, ma i tempi in cui un giovane yesiamdrowning! se ne andò in edicola e imberbe (avevo 11 anni!) chiese: “Scusi, non so, ma esistono giornali di musica rock?” sembrano uscire da un libro di favole di quelli che leggono le nonne.
Così guide e maestri sono costretti a elemosinare per sopravvivere e molti di voi saranno convinti di essere in grado di far tutto da soli. Poi chiederete chi sia Marky Ramone (cfr 29 dic), ma chi se ne frega… Lasciateci morire uno a uno, quindi, convincetevi che la Rai sia una Tv Rock, che X Factor sforni nuovi talenti, che basti frequentare il vostro “amico avanti” per avere tutto chiaro e che al trentottesimo video dei Clash tramesso da Ringo improvvisamente vi tramuterete in sagaci conoscitori di tutto ciò che è Musica, mentre vi raderete canticchiando Should I Say O Should I Go con trent’anni di ritardo. Esattamenete come quei genitori che tanto disprezzate perchè non sanno cosa è successo tra I Ragazzi della Via Gluck e il 2012. Non chiedo tanto, non mi aspetto di trovare i Modern English in un bar della provincia di Lecce. Ma non riflettere su quel che sta succedendo mi pare criminale.
28 notes (via unpercento & yesiamdrowning)